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mercoledì 24 agosto 2016

Q (1999) by Luther Blissett (Wu Ming)



Q (1999)
di Luther Blissett (Wu Ming)
edizione Einaudi - Numeri Primi - pag. 643
14 euro


Viaggio ai tempi della post-Riforma Luterana, coi contadini arrabbiati dalla false promesse del teologo che diede inizio alla presa di distanza da parte del Nord Europa verso il potere centrale di Roma. Dal 1515 al 1545: epopee di lotta di classe ante-litteram con i figli della violenza e del degrado, gli oppressi, i poveri del proletariato, che se la vedono con la ferocia di un potere quasi imbattibile, quello delle classi egemoni diluite e spartite tra religione e finanza. I vescovi cattolici e i nobili del Sacro Romano Impero, i banchieri di Dio come i Fugger che controllano il flusso spaventoso di denaro grazie a delle cambiali scritte e aggirabili se si è abbastanza impavidi.

Impavidi come il protagonista di questo grande romanzo di ideologia marxista/anarcoide. Un protagonista senza nome, che entra ed esce dalle dispute e dagli scontri a fuoco, dalle persecuzioni, con tante ferite e una tempra inossidabile. A volte si fa chiamare Gert Dal Pozzo, altre volte si mischia con la fauna che di volta in volta rimane invischiata nelle maglie della Storia cambiando identità, cercando di studiare il nemico. Prima Wittenberg e l'Università con gli scontri teologici (si incontrano Melantone, Carlostadio e altri protagonisti della scena sassone di allora, tra cui il Magister Thomas Müntzer, inviso a tutti, anche ai luterani, per un'interpretazione quasi Comunista della Cristianità). Si passa poi per Münster, la città che più di tutte si è ribellata al potere, la nuova Gerusalemme (o nuova Sion), caduta per la follia totalitaria del predicatore Jan Matthys (trascinato dalle tentazioni del potere) e dell'attore/puttaniere (ex pappone) Jan di Leiden: l'anabattismo anarchico, un po' figlio dei fiori che fu inviso da tutte le correnti ufficiali e dal Concilio Di Trento. E poi l'Olanda, Anversa, i grandi centri mercantili finanziari, dove il marcio genera flussi e altri massacri. Per poi scoprirsi editori in Svizzera (Basilea) e Italia (nelle piazze libertine di Ferrara e Venezia la Serenissima) grazie a Pietro Perna (grande tipografo del XVI secolo) per la diffusione del libro scandaloso per eccellenza e prontamente perseguitato dalla Santa Inquisizione: il Beneficio Di Cristo di Benedetto Forlanini.

Ogni azione porta una reazione del potere; per reagire esso ha bisogno di occhi che si intrufolano, che spiano, che agiscono per il bene della Santa Sede: occhi mercenari come i Lanzichenecchi ma più subdoli. Gli occhi di Qoèlet l'Ecclesiaste (o Q.), al soldo del perfido, Alto e Reverendissimo Cardinale Gian Pietro Carafa poco prima che egli diventasse Papa Paolo IV, quello che sguinzagliò la terribile Inquisizione.

Ė un gioco del gatto col topo, quello tra l'uomo di Carafa e il condottiero degli oppressi. Quasi si cercano a vicenda prima dello scontro finale. E la salvezza non può che essere al di là delle linee del mondo occidentale, a Istanbul, sotto la protezione del Sultanato Ottomano: una civiltà superiore, con bagni e acqua calda che allieta i reumi.

Quella dei Wu Ming, sotto il primo pseudonimo di Luther Blissett (che negli anni '80 altro non era che il nome di un mediocre attaccante inglese del Milan di Castagner post-Serie B), è una lettura lunga, bella e importante. Scritta presumibilmente a otto mani (Roberto Bui, Giovanni Cattabriga, Federico Guglielmi e Luca Di Meo) ha un ritmo del racconto sostenuto e che trasporta il lettore davvero alla prima metà del XVI secolo. Interpreta i moti rivoluzionari dei contadini sassoni e dei primi editori (viene citato anche Aldo Manuzio) come primordiale lotta di classe che ha sconquassato l'intero blocco occidentale, con le ingerenze non solo della Chiesa dominante e dei luterani saliti al potere ma anche di Carlo V d'Asburgo.

Non a caso il romanzo (l'unico di autori contemporanei) è stato citato a mo' di scudo, che protegge la cultura dai poteri, nelle varie manifestazioni di piazza con cariche della polizia. L'interpretazione, che può essere tutto sommato giusta, appesantisce un po' l'epica del racconto. Ci sono un sessantina di pagine di troppo: la militanza chiara dei firmatari del collettivo Wu Ming (esaltata dalla portata politica del contesto) talvolta appare strumentale e tendenziosa. Non mina la bontà della letteratura ma non si amalgama di fino con le cronache dei tumulti e le sensibilità dei personaggi.


VP