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venerdì 20 maggio 2016

AMSTERDAM (20/05/2016)

I dintorni popolari della stazione degli autobus si aprono su una strada che dritta per dritta s'inoltra in una foschia senza fine. Eppure mano a mano si svela una sinfonia di tettoie e coperture rosse che si scrollano le gocce di una freddissima giornata uggiosa. Una giornata che penetra sotto pelle.

Avanzi in cerca di un rifugio popolare, circondato di deserti edilizi di tranquillità privata che si sposano con le aspettative di un proletariato dell'Europa meno sofferente e più sistemata. Lo trovi alla fermata di un tram, che taglia la strada diagonalmente verso il centro della vita, il rifugio vero, quello dell'accoglienza e dello svago: il gelido hinterland con la sua civiltà suburbana, silenziosa in metamorfosi coi giardinetti impregnati di biancheggio, cede il passo ai ponti, alle viste sul fiume popolato di navette turistiche come bolle effervescenti, alle biciclette disposte in fila come incastrate l'une alle altre, agli invitanti lampeggi delle insegne e ai mercati d'antiquariato passeggiati di un'umanità sfidante la pioggerella minuta e gentile.

Sei ad Amsterdam, capitale dei Paesi Bassi, capitale dei giovani e delle piccole trasgressioni regolate e vissute in pace che non portano quasi mai a serie conseguenze. Ti rifocilli e punti gli stereotipi di cui la città si è fatta vanto nell'ultimo mezzo secolo. Al coffee shop più famoso del mondo l'aria è serena e viziata di buon odore; la gioventù più o meno elegante, anche nel suo essere alternativa e coi piercing esibiti, si rilassa e gode della serenità languida sprigionata dalla sigarette rollate e i pasticcini colorati di pregevole marijuana. Vai al bancone e ti scegli l'aroma del Nord Africa che più ti si addice, poi ti perdi tra la folla, tra un autoscatto che rimanda a quello delle star di un noto film americano proprio qui ambientato, e poltrone su cui sprofondare e abbandonare i pensieri e le attenzioni. I prezzi sono cari: il posto è troppo celebre. Allora esci, ti fai un altro scatto e prendi la strada di uno tra i più economici, che sulla vetrata ci tiene a metterti in guardia sul traffico di strada, gente che ti vende eroina bianca spacciandola per cocaina: tanti turisti all'ospedale, tre direttamente all'altro mondo.


Entri e ti rilassi ancora, mentre bianchi, neri, gialli si danno al biliardo e tu vorresti chiedere se hanno una tavola grande e i birilli per una Goriziana. Poi realizzi che i pensieri sono troppo complessi, che qui nessuno conosce anche le regole più basilari del biliardo all'italiana, ti piazzi a guardare le buche e vivi con tranquillità anche i buchi neri della tua condizione attuale. Finché la palla che entra è quella rossa del sesso e allora ti alzi, esci, abbandoni le nuvole di fumo che vorrebbero intrappolarti come tende di un palchetto e passi al Museo Del Sesso, anticamera del Red Light District, dove tra un fallo alzato e un vecchio cimelio di Gola Profonda condividi le risatine classiche di ragazzi e ragazze che magari nelle loro provincie sono tenuti alla sobrietà.
Ma qui è tutto diverso: qui anche un moralista si scioglie nell'ironia della sessualità confezionata coi fiocchi di Natale. Niente sconvolge, niente eccita, tutto è portato ad un livello di accettato umorismo.

Dunque esci ancora, svolti per i cunicoli illuminati di rosso, con le donne dell'Est e del Sudamerica che ti salutano e si mettono in posa indicandoti poi l'entrata: hai voglia solo di guardare, di goderti l'atmosfera, di capire.

Ripercorri a ritroso questo centro storico relativamente piccolo e godibile a piedi e in bici e quando t'affacci di nuovo sui canali che risplendono dell'imbrunire pallido, ti chiedi cosa sarebbe davvero Amsterdam senza le sue pruriginose esclusive: cosa offre oltre a ciò che hai appena visto? Sarebbe lo stesso? Sarebbe lo stesso se anche in Italia la prostituzione fosse regolamentata e chiusa nelle vetrine con le ragazze che fanno tap tap con gli spolverini e se infine dappertutto la si smettesse con questo atteggiamento bigotto verso le droghe leggere? Cosa sarebbe di Amsterdam se non fosse più la città più permissiva e indulgente d'Europa?

Resterebbero i canali, le biciclette, le testimonianze di Anna Frank nel posto dove fu rinchiusa durante l'invasione nazista, prima di essere condannata a morte, il museo di Van Gogh con le sue file interminabili e la gente che dopo un po' desiste. Come te, che conti di tornarci ad Amsterdam se non altro per piazzarti di nuovo lì davanti almeno dalle 6 di mattina ed essere sicuro di entrare e goderti i girasoli con gli uccelli neri che prendono il volo. Magari ci sarebbero molti meno turisti, meno adolescenti affamati di esperienze da raccontare, meno attaccabrighe, molte meno lesbiche che ostentano baci saffici come le due che ti trovi di notte in un discobar, dove gente in giacca, punk e hippie vintage mostrano e vivono il loro gusto per il feticismo e le proprie diverse pulsioni lasciate in libertà.

Eppure per il sesso ci sono i bordelli di Praga (autorizzati e non), per la controcultura e l'orgoglio freak ci sono le strade di Berlino. Ma qui è diverso. Non c'è la bellezza invadente di una città che ti mostra castelli e vedute panoramiche. Qui al massimo ti godi gli edifici Liberty passati in rassegna quando cedi alla tentazione di un giro su una di quelle navette che fanno di continuo su e giù. Non c'è uno specifico modo di essere diversi che ha preso il potere e rifiuta le forme della borghesia.

Amsterdam è inclusiva e offre l'opportunità a tutti di esplorare, trovare, vivere i propri desideri. Le pulsioni, le viscere. Ed essere sereni che proprio nessuno avrà da obiettare. Città di porto (come Napoli e Odessa, meno pericolosa, più commerciale) da cui una volta partivano imbarcazioni alla conquista del Sudamerica (Antille) e del Sudafrica, esportando violenze imperiali e apartheid. Oggi ha ancora lo spirito, la leggerezza, la classe e la capacità di osare incarnata negli anni '70 da Johan Cruijff, star del rock europeo che non cantava, né suonava, ma calciava il pallone e dribblava gli avversari con la poetica superbia di un rivoluzionario.

Camminare in questa città è un po' così: orange anche quando le nuvole sono nere e il cielo pallido. Silenzioso e intimo anche quando le luci e le fantasie sono lì a tua disposizione. Un posto insostituibile, anche qualora il resto del mondo dovesse cambiare.


VP