Per chi ama la letteratura, scrivere racconti, essere cittadini del mondo e riflettere sulla Settima Arte

venerdì 26 ottobre 2012

The Rocky Horror Picture Show (1975) by Jim Sharman


The Rocky Horror Picture Show (1975)
di Jim Sharman

Tim Curry (Frank-N-Furter)
Susan Sarandon (Janet Weiss)
Barry Bostwick (Brad Majors)
Richard O'Brien (Riff Raff)
Patricia Quinn (Magenta)
Nell Campbell (Columbia)
Jonathan Adams (Dr. Everett / Dr. Scott)


Non esiste genere più invecchiato e meno alla moda in questa era di tubi catodici e informatici del Musical: quello classico, quello che si vedeva dall'inizio alla fine in una sala buia per condividerne gioie, dolori, passi di ballo e canzoni. Ed è anche il genere che conserva nei suoi esempi più alti una carineria autoriale e una simpatia pulita, in un periodo in cui tutti fanno i simpatici senza riuscirci neanche un po'.

Rocky Horror Picture Show dell'australiano Jim Sharman, che dopo il clamoroso exploit si fermò a un altro film solo, l'interessante Shock Treatment (1981), è un'eccezione che conquista ancora oggi la simpatia del pubblico più mainstream non andando assolutamente incontro alle sue esigenze ma, al contrario, correndo all'impazzata per la propria strada.

Al pubblico dal 1975 a oggi, presenta una serie di gag e situazioni al limite della decenza estetica e morale (soprattutto per il tempo) che lo costringono ad accettarne le pruriginose regole e abbandonarsi al piacere delle piccole perversioni e dell'esibizionismo tipicamente trans, raggiungendo coi suoi deliri ed estremismi ostentati a una dimensione di gradevolezza unica del suo genere.

Così la storia dei due fidanzati della porta accanto, imbranati e perbene, che per una gomma bucata finiscono in una villa gotica dove il transessuale Frank (il grandissimo Tim Curry) li aspetta con la sua congrega di freaks libidinosi, diverte, contagia, rivendica la libertà sessuale e di costume con lo slogan "don't dream it, be it" (una delle scene più toccanti del film).

È un'opera da vedere e rivedere, da tramandare di generazione in generazione... anche nella forma teatrale che ancora oggi spopola a New York.

Per entusiasmarsi e educare al rispetto (e al fascino) della diversità.


VP